La scomparsa di Michele Anne Harris e il delitto di Maria Cappa rappresentano due drammatici enigmi giudiziari incentrati sul rapporto di coppia e su verità controverse. Nella notte dell’11 settembre 2001, a Spencer (New York), la trentacinquenne Michele Harris svanì nel nulla mentre era in corso un teso divorzio dal facoltoso marito Calvin Harris; la sua monovolume fu ritrovata abbandonata vicino alla proprietà e, nonostante l’assenza del cadavere e dell’arma, l’uomo fu accusato di omicidio sulla base di minuscole tracce ematiche, affrontando quattro processi fino alla definitiva assoluzione nel 2016 per insufficienza di prove. Più di cinquant’anni prima, nel novembre 1945 a Fiuggi, la giovane Maria Cappa morì uccisa da un colpo di pistola alla tempia nella stanza d’albergo condivisa con il marito, il celebre pianista Arnaldo Graziosi. L’artista sostenne la tesi del suicidio per depressione, ma le indagini balistiche e l’assenza di fumo sulla pelle spinsero gli inquirenti verso l’uxoricidio: Graziosi fu condannato a trent’anni di carcere dopo un processo mediatico che divise l’Italia del dopoguerra, scontandone una parte prima di ricevere la grazia nel 1959. Due vicende segnate dal dubbio e da sentenze dibattute.

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