È la domenica di Pasqua. Mentre il resto del mondo è impegnato a scartare uova di cioccolato e a digerire pranzi infiniti, Erika Ansermin svanisce nel nulla, in pieno giorno. Brillante ragazza di origini asiatiche, adottata da una benestante famiglia di Aosta, Erika divide la sua vita con Milano, dove sta per trasferirsi in un nuovo appartamento con il fidanzato. Alle 12:20 consegna un film a noleggio; alle 13:15 è attesa a Courmayeur per il pranzo pasquale. Non ci arriverà mai. La sua auto viene ritrovata il giorno dopo, chiusa a chiave, parcheggiata senza graffi vicino a un dirupo. Dentro ci sono soldi, documenti, cellulare. Mancano solo le chiavi di casa. Nessun segno di lotta, nessuna traccia. La stampa, come al solito, ci prova a dipingerla come “la classica ragazza in fuga”, ma la famiglia non ci sta: Erika amava la sua vita. Preparatevi a un mistero claustrofobico, dove l’unica certezza è un’auto vuota e un appuntamento a pranzo rimasto, purtroppo, in sospeso.

Nel 1976 la California è terrorizzata dal “San Mateo Slasher”. Cinque ragazze uccise, indagini a un vicolo cieco e, come se non bastasse, una donna totalmente innocente rinchiusa in un ospedale psichiatrico e in prigione per 35 anni a causa di una falsa confessione. Ma quando la scienza del DNA entra a gamba tesa decenni dopo, la verità fa forse più paura della leggenda urbana creata dai giornali dell’epoca: non c’era un solo mostro nel bosco. Ce n’erano due, e agivano indisturbati.

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